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Autunno caldo, ventoso, asciutto. Luce limpida che regala contorni netti, limpidi, chiari.

Aria di mare, trasparenza di montagne là in fondo e quassù voli di gabbiani.

L’orto urbano è ripiegato su se stesso aspettando la crescita delle piante invernali ma, nella luce e nel vento, detriti vitali raccontano ancora la voglia di vivere.

 

 

Warm, windy, dry autumn. Clear light that gives clear outlines.

Sea air, the transparency of mountains there at the bottom and flying seagulls up here.

The urban vegetable garden is folded in on itself, waiting for the growth of winter plants but, in the light and wind, vital debris still tells the desire to live.

the boy of Cimarron County

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Nell’aprile del 1936 Arthur Rothstein,  fotografo americano che lavorava con altri grandissimi nella documentazione delle condizioni degli agricoltori durante la Grande Depressione per la Farm Security Administration, scattò una serie di fotografie nella Cimarron County, nell’Oklahoma.

Questa contea è nel nord ovest e si trova nel panhandle dello stato delle Grandi Pianure.

In quegli anni le Grandi Pianure americane furono devastate dalla siccità e dal Great Dust Bowl, una terribile tempesta di sabbia che imperversò per molto tempo su quelle terre distruggendo i raccolti e destinando milioni di agricoltori all’emigrazione.

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Non voglio raccontarvi le cause e le conseguenze, è un argomento doloroso che ho approfondito per molti anni e che rimane ricorrente nei miei lavori, vorrei fermarmi sull’immagine di un bambino che è diventato per me l’icona di questo mio lunghissimo lavoro.

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Il gesto, la posizione delle braccia e del viso che si ripiega su se stesso per riparasi dalla polvere che gli impediva di respirare è diventato per me l’idea stessa di questa gente, di quest’infanzia perduta. Ho cercato di immergermi in quelle immagini, in quei gesti con attenzione, con partecipazione e, alla fine, con affetto.

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Non potevo che regalargli del colore, della luce, immergendolo nell’azzurro o nel lampione dell’inverno di un albero di cachi.

 

In April 1936, Arthur Rothstein, an American photographer who worked with other great ones in the documentation of farmers’ conditions during the Great Depression for the Farm Security Administration, took a series of photographs in Cimarron County, Oklahoma.

This county is in the northwest and is in the panhandle of the Great Plains state.

In those years the American Great Plains were devastated by drought and the Great Dust Bowl, a terrible sandstorm that raged for a long time on those lands, destroying crops and allocating millions of farmers to emigration.

I do not want to tell you the causes and consequences, it is a painful subject that I have studied for many years and which remains recurrent in my works, I would like to stop on the image of a child who became for me the icon of my very long work.

The gesture, the position of the arms and the face that folds back on itself to protect itself from the dust that prevented it from breathing has become for me the very idea of ​​these people, of this lost childhood. I tried to immerse myself in those images, in those gestures carefully, with participation and, in the end, with affection.

I could only give him the color, the light, plunging it into the blue or the winter lamp of a persimmon tree.

Il suono di Genova

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Oggi è trascorso un mese dalla tragedia del ponte Morandi. Non dico nulla, cosa avrei da aggiungere allo strazio della mia città? Cosa dovrei dire sul dolore, la malinconia, la fierezza e il contegno di Genova?

Vorrei solo dire qualcosa sulla sua voce: la voce delle navi, dei rimorchiatori, del mare e delle colline che ne fanno da cassa di risonanza.

Quando si alza nell’aria salmastra il suono delle navi, un moto inconscio di allarme profondo, di attenzione estrema, di vigilanza e dell’essere pronto ad accorrere si apre in ogni genovese. E’ qualcosa di profondo, di radicato nel nostro essere, nella nostra storia, tutti accorriamo alle finestre, ai terrazzi, ai balconi, alle strade.

E’ un suono profondo, basso, grave, forte: suono di risacca, di libeccio, di tramontana, di profumo di salsedine e di macchia mediterranea.

Genova, Genova mia, mio amore, mia gioia, nel sentire quel suono, quel pianto dal mare il cuore mi si apre e abbraccia tutto di te. Genova, Genova bella, mio amore, mia gioia.

Oggi, alle 11,36 tutti lo abbiamo sentito, mischiato a centinaia di campane, al vento, allo sguardo e alle lacrime.

 

 

“The sound of Genova”

Today a month has passed since the tragedy of the Morandi bridge. I say nothing, what would I have to add to the torment of my city? What should I say about the pain, the melancholy, the pride and the demeanor of Genoa?

I would just like to say something about his voice: the voice of ships, tugboats, the sea and the hills that make it a sounding board.

When the sound of ships rises in the salty air, an unconscious motion of deep alarm, of extreme attention, of vigilance and of being ready to rush opens up in every Genoese. It is something profound, rooted in our being, in our history, we all go to the windows, the terraces, the balconies, the streets.

It is a deep, low, serious, strong sound: the sound of surf, of libeccio, of tramontana, of scent of saltiness and of Mediterranean thicket. Genoa, my Genoa, my love, my joy, in hearing that sound, that cry from the sea, my heart opens and embraces all of you. Genoa, Genoa beautiful, my love, my joy.

Today, at 11.36 we all heard it, mixed with hundreds of bells, wind, and tears.

una naturalista in città

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L’idea di libro a cui sto pensando da un pò sta iniziando a prendere forma, titolo provvisorio, illustrazioni in fase di studio però qualcosa comincia a prendere luce e connotati…questa è la terza versione di un’idea di apertura capitolo, quella sull’orto urbano…ogni commento, idea, critica e suggerimento è graditissimo!

The idea of ​​a book I’ve been thinking about for a while is starting to take shape, temporary title, illustrations under study, but something starts to take light and connotations … this is the third version of an idea of ​​opening a chapter, that on the urban garden … every comment, idea, criticism and suggestion is very welcome!

Senza Titolo

Oggi Le Pastel Bleu compie un anno.

Avevo pensato ad un post gioioso, colorato, qualcosa che rappresentasse la festa di aver incontrato tanti pensieri, tante parole, tanta condivisione.

Oggi non riesco che a pensare alla mia città e al suo dolore, a quel luogo che tanto bene conosco, attraversato da sopra, visto da sotto, di lato, da lontano e da vicino, architettura personalmente odiata per la sua violenza sul territorio, sulla fragilità e poesia delle colline che lo attorniano.

Ora vorrei soltanto ringraziare tutti voi che avete voglia di guardare i miei dipinti, leggere le mie parole o quelle di coloro che amo. Io non vivo nella dimensione parallela del web ma pensare a voi è per me pensare ad uno strano e prezioso gruppo di amici che mi sono stati donati da internet e dal Caso.

Grazie.

Le Pastel Bleu

 

Today Le Pastel Bleu is one year old.

I had thought of a joyful, colorful post, something that represented the party of having met so many thoughts, so many words, so much sharing.

Today I can only think of my city and its pain, the place that I know so well, crossed from above, seen from below, from the side, from far and near, architecture personally hated for its violence on the territory, on fragility and poetry of the hills that surround it.

Now I would just like to thank all of you who want to look at my paintings, read my words or those of those I love. I do not live in the parallel dimension of the web but thinking of you is for me to think of a strange and precious group of friends who have been given to me by the Internet and by the Case.

Thank you.

Le Pastel Bleu

Genova

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Sono orgogliosa e fiera di essere genovese, amo Genova come un’amante appassionata, come una figlia, come un’amica, come una parte di lei.

Oggi, come molte altre volte è accaduto, Genova è riversa e ferita, piegata dagli eventi, dall’opera degli uomini, dal destino.

In lei rimane sempre una dignità straordinaria: Genova non si lagna, Genova tace, si rinchiude nell’asprezza delle sue mura, del suo dialetto, nella grandezza della sua storia.

Per strada oggi c’era un silenzio surreale, solo il suono intermittente di elicotteri e sirene.

Stasera, per strada, ho visto lo sguardo determinato e stanco di tanti uomini volenterosi: protezione civile, vigili, uomini del soccorso cittadino.

E io piango, commossa, piango lacrime che struggono il mio cuore.

Piango lacrime che a volte, per Genova, sono state di passione, di stupore, di meraviglia per una bellezza incredibile e indicibile che non si finisce mai di scoprire.

Piango lacrime d’amore.

 

I am proud a to be a Genoese, I love Genoa as a passionate lover, like a daughter, like a friend, like a part of her.

Today, as many other times it has happened, Genoa is poured and wounded, bent by events, by the wrongdoing of men, by destiny.

In her there is always an extraordinary dignity: Genoa does not complain, Genoa is silent, it closes itself in the harshness of its walls, of its dialect, in the greatness of its history.

On the street today there was a surreal silence, only the intermittent sound of helicopters and sirens.

Tonight, in the street, I saw the determined and tired look of so many willing men: civil protection, policemen, men of city aid.

And I cry, moved, I cry tears that torment my heart.

I cry tears that sometimes, for Genoa, have been of passion, of amazement, of wonder for an incredible and unspeakable beauty that you never stop discovering.

I cry tears of love.